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giovedì 9 giugno 2016

Semenzaio fai da te: come costruirlo

Il semenzaio è una delle strutture fondamentali per chi vuole praticare giardinaggio o agricoltura con un certo grado di successo. Si tratta di uno strumento che viene creato per permettere ai più svariati semi di germogliare, preparando le piantine a dei successivi innesti in vaso o in terreni aperti.
Il semenzaio è uno strumento che, se ci è venuto il proverbiale pollice verde, dovremo imparare a conoscere, ad utilizzare e, perché no, anche a costruire dando spazio al fai da te.

Vediamo insieme cosa c’è da sapere sui semenzai, se si tratta di qualcosa di imprescindibile per chi vuole fare giardinaggio a certi livelli, e se ci sono alternative fai-da-te a quelli comunemente in commercio.

Che cos’è un semenzaio?

Si tratta di un ambiente protetto dalle intemperie e dalle altre problematiche che affliggono una pianta nel periodo fondamentale della sua crescita, ovvero la crescita del germoglio.

La semina effettuata direttamente nel terreno infatti spesso lascia il seme a temperature troppo basse e le condizioni atmosferiche avverse possono impedire la germinazione del seme stesso. Questo comporta una spesa sia a livello di semi, che devono essere ripiantati, sia a livello di tempo. Talvolta purtroppo si finisce per perdere il momento giusto per coltivare proprio a causa del fatto che si è preferito seminare direttamente in terreno aperto o in vaso, piuttosto che fornire al nostro seme le condizioni ideali, appunto, tramite un semenzaio.

Il semenzaio invece offre un ambiente confortevole, dato che riusciremo a controllare tanto la temperatura, quanto l’umidità dello stesso, nel quale far germinare i nostri semi. Il vantaggio è quello di avere praticamente sempre a disposizione un terreno per creare le piantine che poi andremo ad innestare, senza il pericolo (o comunque molto ridotto) che i semi vadano a morire.
Guida alla costruzione di un semenzaio
Fonte foto: Campagnamica.it

La scelta della posizione del semenzaio

La posizione del semenzaio è di fondamentale importanza: dovremo scegliere infatti un’area che sia sufficientemente calda e esposta alla luce del sole. In caso contrario infatti i nostri semi si troveranno nell’impossibilità di germinare e anche le piantine che riusciranno a trovare la vita si presenteranno eccessivamente deboli.

Nel caso in cui sia impossibile trovare un’area che sia illuminata e riparata, meglio optare per la seconda opzione. L’esposizione al sole è importante, ma il riparo dalle avverse condizioni atmosferiche è ancora più importante.

Il terreno

La scelta del terriccio da utilizzare per il nostro semenzaio è altrettanto importante: dovremo scegliere un terriccio sterile, che sia privo di parassiti e anche di spore, che potrebbero danneggiare sia i semi pre-germinazione, sia le piante dopo che avranno germinato.

Si può acquistare in tutti i negozi di articoli per il giardinaggio o in caso contrario possiamo anche farlo a casa: mettiamo del terriccio in un contenitore di alluminio e informiamolo a 150° per almeno 5 minuti.

Il terriccio che abbiamo scelto per il semenzaio deve essere soffice, sminuzzato (e quindi non in zolle), deve essere friabile e abbastanza drenante: i ristagni d’acqua sono infatti pericolosissimi per la germinazione e potrebbero invalidare il lavoro che avete svolto fino ad adesso.

Scegliere dei contenitori appropriati

nel semenzaio possiamo sia utilizzare un terreno uniforme e senza divisori, sia invece utilizzare dei piccolissimi vasi per far germinare separatamente ogni pianta che avremo messo all’interno dello stesso. Si possono acquistare in tutti i negozi per il giardinaggio dei vasetti che possono essere inseriti senza alcun tipo di problema nel terriccio. Si possono scegliere anche dei fogli di polistirolo abbastanza spessi, che vi aiuteranno a tenere le piante separate e saranno decisamente più facili da inserire nel terreno.

All’interno di ogni vasetto va messo un seme o al massimo due. I dischi e i vasi sono infatti di dimensioni estremamente ridotte e mettere più semi all’interno dello stesso vaso potrebbe rendere estremamente difficoltosa la separazione delle diverse piantine, una volta che avranno germogliato.

Quali sono i vantaggi dell’uso del semenzaio?

Come avrete capito, mettere su un semenzaio che funzioni è qualcosa che ci porterà via tempo (tanto) e denaro (non molto). Ma ne vale veramente la pena? Di seguito trovate i vantaggi che derivano dall’uso di un semenzaio:
  • la resa dei semi è estremamente più alta, dato che le condizioni artificialmente positive che abbiamo creato, permettono ad una percentuale maggiore di semi di germinare;
  • si può far germinare una piantina anche quando non sarebbe possibile. Pensiamo a piante che hanno bisogno di caldo e vorremmo far germinare durante l’inverno: con un semenzaio è possibile, dato che altro non è che una serra in miniatura;
  • si riescono a tenere facilmente separate le colture, con la certezza che la piantina che sta crescendo è quella del seme che abbiamo scelto, e non nata per caso in seguito a inseminazione causale;
  • si risparmia, e parecchio, rispetto all’acquisto delle piantine già pronte.
I vantaggi sono innumerevoli e chi ha tempo e voglia a disposizione, dovrebbe sicuramente provare almeno un paio di stagioni a lavorare con un semenzaio, soprattutto se le colture che ha scelto per i suoi terreni sono di quelle estremamente delicate, con i semi che non sarebbero capaci di germogliare in condizioni atmosferiche non mediate.

Ci sono vantaggi rispetto all’acquisto delle piantine?

Acquistare le piantine già pronte, quelle che trovate per intenderci in ogni vivaio, è sicuramente più facile. Si tratta però di costi aggiuntivi e di perdere il gusto di fare tutto, o quasi, da soli. Chi ha bisogno di piante che diano la certezza di raggiungere la maturità, farebbe sicuramente meglio ad affidarsi ad un vivaio per acquistare piantine già germinate. Chi invece vuole cimentarsi davvero a fondo con l’arte del giardinaggio, dovrebbe optare per un semenzaio.

Come annaffiare il semenzaio?

Il semenzaio va innaffiato giornalmente, seguendo le fasi lunari, a pioggia, facendo attenzione a non lasciare alcun tipo di ristagno d’acqua. Si tratta di una norma fondamentale per garantire lo sviluppo rigoglioso delle nostre piantine, che, come è noto a chi si cimenta già da qualche anno con il giardinaggio, non devono assolutamente essere lasciate in semenzai o vasi dove l’acqua può ristagnare.

Il semenzaio a letto riscaldato

Chiudiamo la nostra breve rassegna sui semenzai parlando della tecnica più avanzata per prepararli. Il semenzaio a letto caldo è particolare perché permette di germinare anche a quei semi che hanno bisogno di temperature del terreno calde, che sarebbero comunque impossibili da raggiungere durante la stagione fredda.

Basterà avere a disposizione del letame non maturo, interrarlo ad almeno 20 cm di profondità, ricoprirlo con almeno 20 cm di terriccio e poi procedere allo sviluppo del classico semenzaio.
Le reazioni chimiche innestate dal letame riscalderanno il terreno sensibilmente permettendo anche ai semi più difficili di germogliare senza grossi problemi.

Si tratta di una tecnica relativamente avanzata, che vi consigliamo di provare laddove il semenzaio classico non fosse riuscito a fornirvi la base logistica per lo sviluppo delle piantine.
Tendenzialmente, anche i semi più complicati riescono a germinare senza problemi all’interno del letto riscaldato.
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martedì 7 giugno 2016

Come creare magliette personalizzate economiche

Avere un look originale e alla moda non è semplice, considerando che spesso i grandi marchi di abbigliamento vendono abiti creati con lo stampino. Molte persone vorrebbero distinguersi nel proprio modo di vestire e per questo spesso si cerca un modo per creare magliette personalizzate economiche e funzionali alle vostre esigenze. Come fare? In questo articolo vi diamo qualche consiglio pratico per creare un guardaroba inimitabile senza spendere cifre impossibili. Vediamo dunque come creare t-shirt personalizzate secondo il proprio gusto.

Crea la tua maglietta personalizzata

Personalizzare un in maniera economica le proprie t-shirt non richiede grandi competenze o cifre proibitive, basta un po’ di fantasia per manifestare la propria personalità nel modo di vestire. Qui di seguito trovate qualche consiglio pratico per stampare e decorare le magliette secondo il vostro gusto e senza spendere troppo.

Cosa vi serve? Innanzitutto è necessario avere la T-shirt prescelta come base su cui lavorare. Quindi bisogna procurarsi i colori per stoffe e tessuti, carta transfer, nastro adesivo, una stampante e il ferro da stiro.

T-shirt personalizzate low cost: come crearle?

Tecniche per personalizzare le t-shirt

Per prima cosa bisogna stabilire quale tecnica volete adoperare. Se non vi sentire sicure del vostro operato potete rivolgervi a qualche ditta che crea e personalizza abiti online, tuttavia con questi passaggi potrete tentare anche con la strada del fai da te. Considerate, come anticipato, che non esiste solo un modo per portare a termine questi lavoretti, ma le tecniche variano a seconda del risultato che si desidera. Uno dei metodi più semplici da un punto di vista pratico, ma adatto a chi ama disegnare, comporta l’uso di pennarelli per il tessuto. Tali pennarelli si trovano nelle mercerie e sul web in tutte le tonalità: non vi sono soltanto pennarelli, ma anche pastelli e tubetti di tinta fluida. Potete anche aiutarvi con degli stencil per disegnare immagini predefinite. Per personalizzare la vostra t-shirt a mano libera dovete appoggiarla su una superficie piana, usando il nastro per mantenere il tessuto in tensione. Completato il disegno lasciate asciugare il colore.

Un altro metodo comporta invece l’uso della carta transfer, ossia una carta speciale acquistabile in copisteria e che costa pochissimo. Adoperare questo tipo di carta è facile: il lavoro si può svolgere anche con la stampante di casa propria. L’importante è che prima di stampare il disegno che vi piace vi accertiate di aver inserito la carta transfert nella stampante per il verso giusto, altrimenti non si attaccherà alla stoffa. Di solito la parte da non stampare è indicata con dei disegni, per cui è difficile sbagliare. Come attaccare la stampa sulla stoffa? È sufficiente usare il ferro da stiro: il calore trasferisce l’immagine sulla t-shirt: appoggiate il disegno sulla maglietta e date un colpo di ferro da stiro.

Personalizzare le magliette online

Se invece non vi sentite sicuri del metodo fai da te, allora potete rivolgervi a qualche sito online. In questo modo potete rendere più rapida la creazione di un certo numero di magliette da regalare per qualche occasione particolare, come un addio al nubilato. Ordinare su internet una maglia personalizzata con la stampa di un disegno è abbastanza semplice, tuttavia bisogna analizzare quali sono i siti più affidabili e magari quelli meno costosi. Non solo: cercate di capire quali sono i siti che offrono stampe di qualità migliore, così da non restare delusi alla ricezione del prodotto e da evitare che la stampa si scolorisca dopo soltanto 2 o 3 lavaggi in lavatrice.

Imprenditoria e magliette personalizzate

Se siete riusciti a creare dei buoni risultati con il fai da te, perché non pensare di avviare un’impresa vendendo magliette personalizzate, o magari proponendo qualche idea originale non presente sul mercato? In questo periodo di crisi qualunque attività può diventare un’idea per risparmiare e guadagnare, dunque via libera alla fantasie e alla creatività!
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venerdì 3 giugno 2016

Fragole rampicanti: come coltivarle

Chi non ama le fragole? Rosse, succose e dolcissime, sono una delle cose più liete della bella stagione. Chi è stanco di comprarle però, oppure si è improvvisamente trovato con una passione per coltivazioni e orti, può cominciare a coltivarle in casa senza alcun tipo di problema, dato che le fragole rampicanti sono una coltura facile, che si trova a crescere in modo rigoglioso nel nostro paese e che può essere utilizzata sia per i suoi “frutti” (non sono frutti, tecnicamente, ma di questo parleremo più avanti), sia invece per motivi più prettamente estetici.

Vediamo insieme come coltivare le fragole rampicanti, quali sono le le cose a cui stare attenti, quali sono i trucchi degli esperti e quali sono le controindicazioni per la coltivazione in oggetto.

Le fragole non sono tecnicamente dei rampicanti

Le fragole, almeno tecnicamente, non sono delle piante rampicanti. Non è infatti un tipo di pianta che possiede di per sé gli strumenti per arrampicarsi sulle reti. È necessario infatti, per l’intervento dell’uomo, che deve occuparsi di legarle e di guidarle.

Le fragole rampicanti non sono altro che delle comunissime piante di fragole a crescita rapida, piante che hanno stoloni che possono raggiungere, anche a stretto giro di posta, il metro di altezza. Si possono guidare verso l’altro con dei sostegni, che si tratti di grate, di canne o di reti.
Come coltivare le fragole rampicanti
Fonte foto: Rifaidate.it

Le fragole

Le fragole sono una pianta originaria del Nord America, ma che cresce spontaneamente su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un frutto molto popolare sia per il suo sapore sia per motivi di carattere estetico: in balcone vengono fatte coltivare sia per goderne dei frutti una volta giunti a maturazione, sia per motivi di carattere più propriamente estetico.

Si possono coltivare in giardino o in vaso

Le fragole rampicanti possono essere coltivate senza alcun tipo di problema tanto in giardino quanto in vaso. Rispetto a quelle che sono le fragole comuni hanno la caratteristica di svilupparsi, e in modo piuttosto rapido, in altezza, cosa che permette, soprattutto negli spazi ristretti dei balconi e degli orti, di organizzare in modo sicuramente più ottimale la coltivazione.

Le fragole rampicanti si possono anche far crescere in un contenitore messo in sospeso, con i tralci che in quel caso si svilupperanno prima verso l’alto, poi verso il basso.

Il vantaggio di coltivare questo tipo di pianta in balcone è quello di tenerle al riparo da parassiti e piante infestanti: si tratta di qualcosa di estremamente importante per un frutto delicato come la fragola, che non può essere neanche trattato con pesticidi e diserbanti, in quanto è in grado di assorbirne la larga parte.

Qual è il clima migliore per la coltivazione delle fragole rampicanti?

Le fragole rampicanti hanno una certa preferenza per i climi temperati, e quindi né troppo caldi né troppo freddi, e anche per posizioni relativamente soleggiate. Si tratta dopotutto di un frutto che in Italia cresce dalla costa fino alle zone montane oltre i 1000 metri. La pianta è di per sé molto adattabile a diverse condizioni climatiche: è il frutto che purtroppo non riesce a sopravvivere a gelate particolarmente intense.

Per questo motivo è il caso, nel caso in cui vivessimo in una zona particolarmente fredda del paese, riparare le piante almeno durante la stagione particolarmente fredda. Un telo di plastica sarà più che sufficiente per mettere al riparo le nostre piante.

Che tipo di terreno dobbiamo preparare per le nostre fragole?

Il terreno da preparare per le nostre fragole deve essere:
  • molto leggero
  • sciolto
  • ben drenato
  • ricco di torba
  • ricco di sostanze di tipo organico
  • ben fertilizzato, magari in precedenza con il letame, che va interrato a 25–30 centimetri. Ne vanno usati 2,5 kg per metro quadrato di terreno.
Il terreno è di fondamentale importanza per la riuscita del tutto, quindi poniamovi la giusta attenzione.

La semina delle piantine

La riproduzione delle fragole per seme è in realtà il modo più difficile di procedere per la coltivazione di questa particolarissima pianta e in genere gli si preferisce la propagazione vegetativa.
Il seme va piazzato in semenzaio a primavera quasi finita, utilizzando un terriccio che sia esclusivamente a base di torba e di sabbia, al 50% per componente.

I semi vanno distanziati di 2–3 cm l’uno dall’altro, e poi coperti dal terriccio, che deve essere però in strato davvero sottile.

L’innaffiata durante questo primo periodo va effettuata con uno spruzzino, al fine di evitare di smuovere eccessivamente i semi.

Dopo circa 100 giorni dalla semina, le piantine dovrebbero ormai essere grandi abbastanza per essere estirpate con delicatezza ed essere spostate in vaso o nell’orto.

Durante il trasferimento le piantine vanno legate a quello che sarà il sostegno finale, ovvero una canna di bambù o una rete, qualunque di queste due soluzioni avremo scelto per le nostre fragole rampicanti.

Nel preparare il vaso per le fragole rampicanti si deve procedere nello stesso modo:
  • sul fondo del vaso mettiamo 3–4 centimetri di ghiaia: serve per garantire un ottimo drenaggio. Il terreno per le fragole rampicanti, infatti, deve essere necessariamente ben drenato, durante tutta la stagione.
  • successivamente si può inserire il letame, con le medie che vi abbiamo indicato poco sopra anche per le piantine
  • successivamente va inserito uno strato di terriccio, che serve ad evitare che le radici della pianta possano venire a contatto con il letame
  • successivamente potremo interrare le nostre piantine
  • dovremo scavare un buco per ogni piantina, coprendo fino al colletto della pianta con il terriccio
  • pressiamo, in ultimo, il terriccio, senza esagerare
  • successivamente potremo innaffiare, e per i primi giorni vi consigliamo di procedere con uno spruzzino, per evitare di stressare eccessivamente le piante.
Si tratta di una procedura che deve essere necessariamente seguita in questo ordine, per garantirci la riuscita della coltivazione delle fragole rampicanti.

Le piantine pronte da trapiantare? Una soluzione migliore

Far sviluppare le piante di fragole rampicanti non è affatto facile, ed è per questo motivo che in moltissimi preferiscono le piantine già pronte da trapiantare. Si tratta ovviamente di una decisione che non può che stare a voi e voi soltanto.

Se ci tenete particolarmente ad avere, in poco tempo, una bella pianta di fragole rampicanti, forse procedere con gli innesti è una soluzione più consona al vostro obiettivo.

Come si annaffiano?

Le fragole rampicanti vogliono tanta acqua, anche se viene terribilmente rovinata dai ristagni. Per questo motivo, soprattutto quando è coltivata in vaso, va messa all’interno di un terriccio ben drenato. L’operazione con la ghiaia serve appunto a questo scopo.

L’annaffiatura dovrà dunque essere frequente e in piccole quantità, per evitare che si formino i suddetti ristagni. Il terriccio va innaffiato quando l’annaffiatura precedente è ormai “asciutta”. L’annaffiatura dovrebbe colpire esclusivamente il terreno e non anche le foglie e i frutti.

Concimare

Oltre ad un terreno umido ma non ristagnante, le fragole hanno anche una certa predilezione per i terreni che sono ricchi di sostanze organiche. Per questo motivo, mentre procederemo con la preparazione preliminare dei terreni che ospiteranno le nostre fragole, sarà necessario inserire del letame stallatico maturo.

L’operazione andrebbe ripetuta ogni autunno, posizionando sempre del letame maturo.

Ogni 45 giorni, inoltre, si può concimare con liquidi a base di fosforo e potassio, che possono essere facilmente diluiti nell’acqua che andremo ad utilizzare per l’annaffiatura. Si tratta di una procedura di fondamentale importanza per la riuscita della coltivazione di una pianta che ha necessariamente bisogno di terreni ben concimati e davvero ricchi di sostanze organiche.

Pacciamare durante l’inverno

Durante l’inverno possiamo coprire la massa radicale, coprendo il tutto con del fogliame o con della paglia. SI può anche utilizzare dell’agritessuto, per chi trovasse il ricorso a questo tipo di espedienti più facile.

La pianta va protetta dalle gelate, che possono metterne a repentaglio la vita. Se viviamo in zone particolarmente fredde, teniamone conto.

Come si pulisce?

La fragola andrebbe pulita a fine inverno, quando la pianta si sta organizzando per una nuova stagione vegetativa. I tralci che sono stati uccisi dalle gelate andrebbero rimossi proprio in questo periodo dell’anno. Andrebbero rimosse anche le foglie secche e i rami spezzati.

È proprio in questo momento dell’anno che possiamo procedere con la moltiplicazione delle piante. Se le piante sono grandi a sufficienza, potremo infatti procedere con la divisione in cespi, che è poi il modo migliore per avere a disposizione delle piante di fragole, dato che come abbiamo detto in precedenza la coltivazione da seme risulta decisamente problematica.

I parassiti

Le piante che vengono coltivate in vaso e dunque in balcone o in terrazza e che sono rampicanti, hanno l’innegabile vantaggio di essere più difficilmente attaccatili dai parassiti e dalle patologie. Il frutto infatti non viene a contatto con il terreno e quindi ne rimane relativamente protetto.

Le fragole rampicanti sono per questo motivo decisamente più resistenti della loro controparte strisciante, che crescendo praticamente a diretto contatto con il suolo è esposta in misura decisamente maggiore all’azione dei parassiti.

Le infestazioni da funghi o da parassiti andrebbero comunque prevenute piuttosto che curate: il frutto molle non permette infatti il trattamento con fungicidi e insetticidi. Per intenderci, dovremo, grazie a corrette pratiche colturali, evitare che le infestazioni avvengano in primo luogo, dato che intervenire ex-post sarà estremamente difficile.
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lunedì 30 maggio 2016

Coltivare patate: dalla semina al raccolto, guida alla coltivazione

Grossa parte della popolarità delle patate praticamente in ogni angolo del globo, è dovuta alla semplicità con cui possono essere piantate, coltivate e poi raccolte. Parliamo di una pianta che ha sconvolto gli equilibri dell’agricoltura mondiale da quando fu portata in Europa dal Sud America. Offre un frutto a tubero, ovvero una radice ingrossata ed è ricchissima di amido. Le patate sono buone e sono anche sane; in aggiunta, la semplicità di coltivazione è sicuramente un punto a favore di questo particolare prodotto.

Una nota preliminare: quando e dove piantare le patate?

Le patate hanno bisogno di un clima temperato e mite e soprattutto di terreni che abbiano abbondanza di materie organiche. Hanno bisogno di essere innaffiate abbastanza di frequente. Possono essere coltivate anche in casa e di questo parleremo, in breve, più avanti.

Preparare il terreno

Preparare il terreno per le patate prevede dei piccoli accorgimenti e dei piccoli procedimenti che permetteranno al terreno di essere pronto ad accogliere, al suo meglio, il tubero che stiamo per andare a coltivare.

Innanzitutto a dicembre dovremo preparare il terreno concimandolo con del composto organico. Si tratta di una procedura che rende il terreno il più fertile possibile e che è di fondamentale importanza per la riuscita della semina: le patate hanno infatti bisogno di terreni molto fertili. Gennaio e febbraio saranno invece mesi di attesa, durante i quali dovremo semplicemente aspettare. Marzo è il mese ideale per procedere con la coltivazione. Si tratta infatti di un mese che non prevede gelate, se non in aree particolarmente fredde del nostro paese e il sole comincia ad essere già relativamente caldo. Secondo le usanze, le patate andrebbero inoltre coltivate con la luna calante, ovvero tra la luna piena e l’arrivo della luna nuova.

Come coltivare le patate

Le patate devono essere messe su un vassoio a riposo, in un luogo che sia fresco e che abbia luce naturale. Devono rimanere così a riposo per almeno 6 settimane. Il periodo delle gelate, che varia da luogo a luogo a seconda del clima dell’area del vostro terreno, dovrà essere necessariamente terminato prima di procedere a piantare le patate.

Le patate lasciate a riposare per 6 settimane avranno dei germogli particolarmente visibili. Chi vuole patate di piccole dimensioni ne potrà lasciare fino a 5, chi invece vuole patate di grandi dimensioni, dovrà lasciarne soltanto 3: è buona norma lasciare i germogli il più lontano possibile l’uno dall’altro.
Il terreno deve essere piuttosto profondo: le patate hanno infatti bisogno di almeno 60 centimetri: profondità di cui tenere conto anche per la coltivazione in casa.

Procediamo con l’effettuare delle buche di almeno 4 centimetri di profondità. Successivamente, facendo attenzione a far sviluppare i germogli verso l’alto. Potremo piantare le nostre patate in fila, a distanza di almeno 70 centimetri l’una dall’altra. Una volta che avremo così piantato le patate, potremo ricoprire con il terreno e a quel punto non avremo che da aspettare.

L’annaffiatura

La patata vuole molta acqua e per questo motivo, durante tutto il corso dell’estate, dovremo preoccuparci di innaffiarle con regolarità. Si tratta di una delle piante del nostro orto che avranno la maggiore necessità di acqua: non dimentichiamocene.
Coltivazione delle patate: come fare?

Quanto ci vuole affinché crescano?

Le piante continueranno a crescere per tutta l’estate, fino a diventare finalmente pronte verso l’inizio dell’autunno, con la stagione fredda che comincia a regalarci i primi giorni di temperatura bassa.

Il raccolto

A distanza di due settimane prima del raccolto, dovremo tagliare le piante che si saranno sviluppate subito sopra la radice, e le dovremo lasciare a riposare sul terreno.

La coltivazione in casa o in giardino in vaso

Le patate si prestano anche alla coltivazione indoor, ovvero quella all’interno di serre, abitazioni o comunque di luoghi dove non avremo altra scelta che inserirle all’interno di vasi. Avremo bisogno di vasi che siano profondi almeno 60 cm o comunque di un terreno che potrà essere scavato a quella distanza. In aggiunta avremo bisogno di un po’ di letame e un po’ di sabbia. Per concludere, acqua, tanta, dato che come abbiamo detto poco opera, le patate hanno decisamente bisogno di questo prezioso liquido per crescere belle e rigogliose. La procedura è identica, anche per le tempistiche, a quella descritta per la coltivazione all’aperto.

Il problema delle gelate

Un problema non di poco conto, soprattutto per chi vive in zone fredde del nostro paese, è quello delle gelate: le patate infatti soffrono il freddo e le piante non potrebbero che morire in seguito a gelate particolarmente forti. Le gelate leggere invece, al contrario, non dovrebbero essere in grado di danneggiare la pianta. Sempre meglio comunque essere certi di aver superato quelle che sono le gelate più dure della stagione, per poi procedere alla coltivazione di questo straordinario tubero.

Voglio le patate piccole: quando devo raccogliere e tagliare?

Per avere patate piccole dovremo fare attenzione ai fiori della pianta. Non appena si saranno aperti, infatti, dovremo affrettarci a raccogliere, per evitare che le nostre patate diventino di dimensioni troppo grandi rispetto a quelle che ci eravamo prefissati. La comparsa del fiore è segno della maturità della nostra patata, che potrà dunque essere raccolta quando ancora di piccole dimensioni, ma già matura.

Il problema dei parassiti

Le patate sono purtroppo oggetto dell’attacco di diversi parassiti, tra i quali il più considerevole è sicuramente la dorifora. Si tratta di un’insetto che si nutre di piante e le cui larve possono mandare a male tutto il nostro, sudatissimo, raccolto. La femmina di questo insetto può colpire fino a 1000 uova nel corso della sua vita.

Il metodo di difesa principale è quello del ricorso a prodotti chimici che devono essere utilizzati non appena il parassita sarà comparso. Si possono anche distruggere le uova, evitando una volta tanto il ricorso a pesticidi.

La dorifora può essere anche controllata grazie all’Edovum Puttleri, un insetto che si nutre delle uova di questo parassita. In aggiunta anche il Podisus Maculiventris e il Bacillus Thuringiensis, batteri che vivono nel terreno, possono causare la paralisi del parassita, con la conseguente morte. Si tratta di metodi forse più delicati sul nostro terreno e sulla nostra salute degli agenti chimici. Diamogli una possibilità e potremo così avere una patata biologica più buona e più sicura rispetto a quella invece che è stata trattata con medicinali.
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martedì 24 maggio 2016

Capezzoli duri e dolenti in gravidanza: quali cause?

La gravidanza è il momento della vita di una donna durante il quale, fatta forse eccezione per la menopausa, avvengono i cambiamenti fisiologici più importanti. I capezzoli e le ghiandole mammarie sono tra le parti del corpo che subiscono le modificazioni più sostanziali: oggi ci occupiamo proprio dei primi e nello specifico del loro indurimento. Perché avviene? È da ritenersi normale? Ci sono motivi di preoccupazione? Avere i capezzoli duri durante la gestazione può causare problemi? Cercheremo di darci risposte a tutti i quesiti sopracitati, per prepararci anche mentalmente a quello che sarà, o che è già stato, del nostro corpo, durante la gestazione.

Un ruolo centrale nella maternità

Il seno (e più nello specifico i il capezzolo) riveste un ruolo di fondamentale importanza non solo nella gestazione, ma anche nella maternità: è dopotutto il canale attraverso il quale viene allattato e dunque alimentato il nostro piccolo ed è uno strumento praticamente perfetto per consentirgli di alimentarsi fino allo svezzamento.

Per questo motivo il nostro corpo, immediatamente dopo il concepimento, si occupa di modificarne la costituzione, l’aspetto e anche la sensibilità. Questo, come vedremo più avanti, avviene a causa di certe reazioni ormonali causate appunto dal concepimento e dunque dall’inizio della gravidanza.
Capezzoli dolenti e duri in gravidanza

Un cambiamento praticamente immediato

Il cambiamento della consistenza dei capezzoli e le alterazioni della sensibilità sono tra i sintomi che più velocemente si presentano in seguito al concepimento. I cambiamenti degli equilibri ormonali si riflettono praticamente subito su tutto l’apparato mammario e questo interessa, in via precipua anche se non assolutamente unica, proprio i capezzoli.

Aumenta l’afflusso di sangue verso di questi ed è più che normale:
  • sentirli più duri al tatto
  • vederli di colore più scuro
  • notare un loro ingrandimento
  • notare al tempo stesso un ingrandimento anche dell’areola che li circonda
In aggiunta il seno in generale, parte del corpo estremamente suscettibile a quelli che sono i cambiamenti di livelli ormonali nel sangue, è interessato da gonfiore e dolore durante la gestazione, sin dalle prime settimane. Possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che seno e capezzoli sono i primi campanelli di allarme che dovrebbero far pensare all’inizio di una gravidanza.

Il ruolo della prolattina

La prolattina è un ormone che viene secreto dai lattotrofi. Si tratta di un ormone che, sebbene raggiunga i livelli massimi grazie alla suzione al seno del bambino, comincia ad essere prodotto già a partire dalla gravidanza.

L’ormone della prolattina ha un ruolo fondamentale nei cambiamenti fisici del seno e dei capezzoli, che possono presentarsi, sin dalle prime settimane di gravidanza, decisamente più duri e doloranti.

Occhio alle irritazioni

Quando i capezzoli rimangono costantemente duri, esercitano un’attrito maggiore sugli indumenti intimi e sugli abiti. Per questo motivo il dolore, che è già presente, può essere aumentato anche da stati di irritazione che possono riguardare tanto i capezzoli, quanto le zone circostanti della mammella. Su questo punto torneremo più avanti, consigliandovi qualche rimedio naturale per migliorare lo stato di salute dei vostri capezzoli.

Si può fare qualcosa?

Contro Madre Natura, vi dirà ogni buon medico, c’è spesso pochissimo da fare. La catena di reazioni chimiche e biologiche che portano a quello che è l’indurimento dei capezzoli durante la gravidanza è purtroppo qualcosa contro il quale non possiamo combattere ad armi pari. Questo però non vuol dire che non ci siano dei rimedi che possono aiutare quantomeno ad alleviare il problema. Ce ne occuperemo tra pochissimo. Continuate a leggere.

Occhio all’intimo che usiamo

La gravidanza non è assolutamente il momento giusto per darci dentro con pizzi, tessuti in poliestere colorato e più in generale indumenti intimi poco comodi. La scelta dovrebbe ricadere sempre, per quanto possibile, su indumenti di cotone non tinto, che siano lavati di frequente anche se senza l’abuso di detersivi, che se non risciacquati bene possono causare problemi gravissimi ai capezzoli già indolenziti. Scegliamo reggiseni comodi (ottimi quelli sportivi) e se ce lo possiamo permettere, potremmo anche pensare di abbandonare completamente il reggiseno per qualche mese. Il nostro benessere, dopotutto, viene molto prima del mantenere il seno alto. Evitiamo di preoccuparcene per un po.

Sì all’igiene, ma senza esagerare

Mantenere l’area dei capezzoli e del seno pulita è sicuramente di grande importanza. Durante la gestazione però dovremmo cercare di cambiare le nostre abitudini: no a saponi troppo aggressivi e no a lozioni di cui non conosciamo il contenuto. Spesso per detergere andrà benissimo un po’ di acqua tiepida e una garza sterile.

Anche i prodotti che hanno base alcolica andrebbero, per quanto possibile evitati: possono peggiorare lo stato infiammatorio e inturgidire ulteriormente i nostri capezzoli, che potrebbero essere stati già martoriati dalla prolattina.

Per renderli meno duri: gli oli

Per rendere i capezzoli meno duri possiamo massaggiarli, una volta al mattino e una volta alla sera, con diversi oli:
  • olio d’oliva: è il più comune ma anche il meno efficace. Si deve utilizzare possibilmente olio nuovo e fresco;
  • olio di jojoba: si può trovare in ogni erboristeria e farmacia. Ha effetti emollienti importanti e può rendere i capezzoli durante la gravidanza meno duri sin dalle prime applicazioni;
  • olio di mandorle: va utilizzato solo se certificato per uso topico, dato che potrebbe irritare. Recatevi in farmacia e chiedete l’olio di mandorla per uso topico. Anche in questo caso il meglio sarebbe utilizzare questo olio una volta al mattino una volta alla sera.

Che fare per il dolore?

Il dolore dovuto al seno e ai capezzoli in tensione non è, purtroppo, qualcosa che si può combattere facilmente. Anche in questo caso utilizzare però degli indumenti intimi non eccessivamente stretti e comunque comodi potrebbe darci una grossa mano. Anche gli indumenti esterni dovrebbero essere comodi e non stringere troppo sul seno. Per il resto, purtroppo, non c’è poi molto che possiamo fare.

I capezzoli sono molto duri: è normale o devo preoccuparmi?

I capezzoli molto duri durante la gravidanza sono, come abbiamo accennato in apertura, più che normali. La cosa non deve essere motivo di alcuna preoccupazione, in quanto conseguenza di quelli che sono fenomeni fisiologici che colpiscono tutte le donne durante la gestazione.
A far preoccupare dovrebbe essere l’esatto contrario, ovvero la mancanza di modificazioni sostanziali nella struttura del seno e dei capezzoli.

La gravidanza è anche periodo di grandi cambiamenti per il nostro corpo, alcuni piacevoli, altri meno, come quello di cui ci siamo occupati oggi. Dovremo farci l’abitudine: dopotutto si tratta di una condizione temporanea che, in questo caso, sparirà una volta che avremo terminato anche l’allattamento.

Sulle areole ci sono dei bozzi, è normale?

Le tempeste ormonali, soprattutto quelle della prima fase della gravidanza, possono anche portare allo sviluppo di rilievi interessanti sulla zona delle areole. Anche in questo caso siamo davanti ad un fenomeno più che normale che è parte dei cambiamenti di cui abbiamo parlato nel corso di questa guida.

Non preoccupatevi, e nel caso in cui vi dovessero dare fastidio, utilizzate gli oli che abbiamo elencato poco sopra.
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