Analisi del sangue in gravidanza: quali esami effettuare?

Durante il corso della gravidanza le analisi e gli esami del sangue insieme alle visite periodiche sono molto importanti e indispensabili per tenere sotto controllo la salute della futura mamma e del piccolo che porta in grembo. Esistono esami del sangue obbligatori preliminari che il Ministero della Salute ha raccolto in un protocollo per le gestanti ai quali le nuove mamme devono sottoporsi. Quali sono queste analisi del sangue? Sono esami del sangue necessari ad accertare se la madre ha contratto o meno alcune malattie infettive come la rosolia, la toxoplasmosi, l’epatite B, l’HIV e la sifilide. Queste ultime due sono malattie infettive sessualmente trasmissibili che la donna può contrarre se assume comportamenti sessuali a rischio. Pertanto, effettuato il test la prima volta non sarà necessario ripeterlo in futuro se la mamma non si espone ad un rischio effettivo.

Discorso diverso per la rosolia, la toxoplasmosi e l’epatite B. La rosolia è molto pericolosa se contratta in gravidanza, soprattutto alla diciassettesima settimana, pertanto il vostro ginecologo vi sottoporrà ad un esame del sangue volto ad accertare la presenza o meno degli anticorpi anti-rosolia anche già prima del concepimento. Se il test è positivo vuol dire che la carica anticorpale è sufficiente a conferire un’immunità permanente alla madre e pertanto non sarà necessario ripetere gli esami del sangue durante la gravidanza. Al contrario, se la mamma non è immunizzata per la rosolia allora dovrà sottoporsi obbligatoriamente al vaccino. La toxoplasmosi è una malattia infettiva provocata dal protozoo Toxoplasma gondii, parassita intracellulare obbligato che infetta mammiferi ed uccelli . Per immunizzarsi dal toxoplasma non esiste alcun vaccino, pertanto la prima cosa da fare è quella di sottoporsi a prelievo di sangue per valutare la concentrazione plasmatica degli anticorpi IgG e IgM e stabilire se la mamma è immune oppure no. Se la mamma possiede gli anticorpi nel sangue, allora vuol dire che in passato è venuta a contatto con il parassita ed ha acquisito l’immunità. In caso contrario la madre non è immune e pertanto la sua situazione anticorpale va monitorata costantemente ogni 30-45 giorni per tutta la durata della gravidanza. Se la madre dovesse contrarre il parassita durante la gravidanza, sarà obbligatorio intervenire con una terapia farmacologica ad hoc per scongiurare un’eventuale infezione che nella peggiore delle ipotesi può condurre anche all’aborto.

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Inoltre, bisogna accertare che la madre non sia affetta da epatite B in quanto questo virus ha una trasmissione verticale ovvero si trasmette dalla madre al figlio al momento del parto. Tuttavia, il vaccino dell’epatite B è un vaccino obbligatorio efficace e sicuro nel 95% dei casi. Pertanto, essere infetti da questo virus è abbastanza difficile ma non impossibile. Questo è per quanto riguarda le analisi preliminari per accertare la presenza o meno di malattie infettive pericolose per la madre e il feto.

Per quanto concerne gli altri tipi di esami e la frequenza con cui verranno richiesti nel corso della gravidanza vi è una variabilità da caso a caso e solitamente è discrezione del ginecologo stabilire quali siano necessari per la gestante e con quale frequenza. 

Se questa è la vostra prima volta su Tutto Donna, vi consigliamo di leggere gli articoli della sezione dedicata alla gravidanza: troverete risposte a tante domande che sicuramente vi state ponendo in questa importantissima fase della vostra vita.

Un altro esame del sangue obbligatorio al quale la madre deve sottoporsi obbligatoriamente già dale prima settimane di gravidanza è l’identificazione del gruppo sanguigno e del fattore Rh.  E’ opportuno eseguirlo a inizio gravidanza per tutelare la salute del feto. I globuli rossi possono esprimere o meno un tipo di proteine detto fattore Rh: se il globulo rosso la esprime allora si dirà Rh positivo in caso opposto Rh negativo. Il fattore Rh si trasmette geneticamente dai genitori al figlio. L’85% delle persone esprime tale fattore ed è Rh positivo. L’incompatibilità tra madre e figlio sussiste nel momento in cui la madre e figlio hanno fattori Rh oposti: la madre è Rh negativo ed il feto è Rh positivo. Cosa succede? La risposta a questa domanda la trovate nel paragrafo successivo.

Esami e analisi del sangue in gravidanza

Cosa comporta l’incompatibilità Rh in gravidanza?

Il rischio di complicazioni per il feto sussiste nel momento in cui il concepimento avviene tra una madre Rh negativo ed un padre Rh positivo. L’incompatibilità Rh in gravidanza implica che il bambino potrebbe ereditare dal padre il fattore positivo ed essere perciò incompatibile con il sangue della mamma. La madre inizia a produrre anticorpi contro il fattore Rh del figlio andando ad aggredire i globuli rossi del sangue del piccolo. In realtà ciò si verifica nelle gravidanze successive, in quanto nella maggior parte dei casi il bambino nasce prima che questi anticorpi prodotti dalla madre giungano a maturazione. Ma questi anticorpi, una volta formatisi, restano in circolo nel sangue della madre e possono creare problemi ad una successiva gravidanza (sempre se il piccolo è Rh positivo).
A questo punto, gli anticorpi sono in grado di attraversare la placenta e di attaccare gli eritrociti di vostro figlio provocando emolisi (anemia emolitica del neonato). Il bambino subirà un danno gravissimo in quanto non è in grado ancora di rimpiazzare i globuli rossi danneggiati e di smaltire l’emoglobina che si è liberata. Il danneggiamento dei globuli rossi porta ad una cattiva ossigenazione dei tessuti con danni gravissimi al feto. Gli esami del sangue eseguiti tempestivamente consentiranno al vostro ginecologo di agire in maniera tale da scongiurare qualsiasi possibile conseguenza. La somministrazione di immunoglobuline Rh per via iniettiva è necessaria per evitare la formazione di anticorpi contro il fattore Rh ed è quindi necessaria per evitare problemi al feto.
Quali sono i fattori di rischio più importanti? Tra i fattori di rischio più importati abbiamo: precedenti gravidanze, gravidanze etrauterine, trasfusioni sanguigne errate, trapianto errato di cellule staminali di midollo errato, amniocentesi e prelievo dei villi coriali, contato accidentale con oggetti sporchi di sangue con fattore Rh positivo.  

Quali sono gli altri esami del sangue da eseguire durante la gravidanza?

  • Emocromo completo. Si effettua tre volte durante la gravidanza: nelle prime settimane di gravidanza, alla 30a settimana e alla 34a settimana. Rileva quantità, dimensioni, caratteristiche e il tipo delle cellule presenti nel sangue ed è utile per scongiurare una possibile anemia;
  • Elettroforesi delle emoglobine. Questo tipo di analisi è richiesta se vi è il sospetto che la madre sia portatrice di anemia mediterranea in quanto consente di identificare la presenza di emoglobine non funzionali;
  • Sideremia. Indica la quantità di ferro presente nel sangue ed è questo un fattore importante per consentire gli adeguati scambi gassosi di ossigeno tra madre e feto. In caso di carenza di ferro può essere necessario assumere degli integratori durante la gravidanza
  • Glicemia. Misura la quantità di glucosio nel sangue. E’ necessario eseguire le analisi all’inizio della gravidanza e a cavallo della 24a e della 27a settimana di gravidanza. Monitorare i livelli di glicemia è fondamentale per evitare il diabete gestazionale;
  • Creatininemia. Indica la quantità di creatinina presente nel sangue. La creatina è un diretto indicatore della funzionalità renale;
  • Transaminasi AST – ALT. Ovvero gli enzimi contenuti nel fegato, i cui valori elevati indicano una possibile compromissione della funzionalità epatica;
  • HbsAg (Antigene Australia). Indica la presenza del sangue dell’antigene dell’epatite B;
  • Anti – HCV. Per verificare se la madre ha anticorpi contro il virus dell’epatite C;
  • Toxo test. Identifica la presenza di anticorpi contro la toxoplasmosi e si esegue all’inizio della gravidanza e per tutta la durata della stessa (come ben spiegato all’inizio di questo articolo);
  • Rubeo test. Rileva la presenza di anticorpi contro la rosolia e se mancanti il vaccino sarà obbligatorio;
  • Anti – HIV. Il test dimostra la presenza nel sangue di anticorpi contro il virus dell’AIDS ed in quel caso bisogna valutare attentamente la situazione. 

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