Gravidanza extrauterina: sintomi, cause, conseguenze e aborto

La gravidanza extrauterina, come suggerisce il nome, è una gravidanza che inizia il suo sviluppo al di fuori dell’utero. Infatti, l’ovulo fecondato inizia a crescere ed impiantarsi nelle tube di Falloppio, nelle ovaie, nell’addome oppure a livello della cervice uterina. Quali sono le cause, i sintomi e le conseguenze che possono derivarne? Si rischia l’aborto?  In questo articolo cercheremo di fare chiarezza, analizzando il problema con attenzione e fornendo una risposta a tutte le vostre domande più frequenti.
La fisiologia del concepimento vuole che l’ovulo, una volta fecondato dallo spermatozoo, percorre interamente la tuba per poi impiantarsi a livello dell’endometrio uterino nel giro di 3-4 giorni. Tuttavia, la tuba per sua costituzione anatomica o a causa della presenza dell’embrione in crescita può essere ostruita ed impedire la progressione dell’embrione nell’utero dove esso si annida ed inizia a crescere originando una gravidanza extrauterina. La tuba di Falloppio, però, non è la sede in cui una gravidanza può essere sostenuta perché hanno un tessuto muscolare molto sottile che facilmente si lacera provocando un’emorragia che se non prontamente arginata può essere fatale per la neo-mamma.

Quali possono essere le cause di una gravidanza extrauterina?

Tutto sulla gravidanza extrauterina

Le causedell’instaurarsi di una gravidanza extrauterina restano ancora poco schiare e sconosciute alla comunità scientifica; tuttavia, è bene sapere l’eventualità di un episodio del genere per non farsi cogliere impreparate. L’alterazione anatomica delle tube può essere un fattore predisponente una gravidanza extrauterina come anche precedenti interventi alla zona pelvica non eseguiti correttamente, endometriosi, trattamenti per la cura dell’infertilità.

Possono costituire un fattore predisponente anche alcune importanti infezioni all’apparato riproduttivo come infezione da Chlamydia trachomatise gonorrea che oltre a costituire un fattore di rischio per una gravidanza extrauterina sono responsabili di molte cause di infertilità. Recentemente, la comunità scientifica è concorde nell’individuare alcuni fattori di rischio nell’esposizione a molecole ad azione estrogeno-simile come il dietilstilbestrolo che si è  reso responsabile, tra le varie cose, di numerosi casi di adenocarcinoma alla vagina. Sono esposte ad un rischio maggiore anche tutte quelle donne che concepiscono un figlio dopo successiva slegatura delle tube, in quanto queste ultime potrebbero non avere più l’elasticità necessaria per adempiere alle loro fisiologiche funzioni.

Si può riconoscere una gravidanza extrauterina dai sintomi?

Scoprire di essere in stato interessante o meno, sia nel caso di una gravidanza extrauterina sia in caso di normale gravidanza, avviene sempre allo stesso modo: ritardo del ciclo mestrualetest di gravidanza positivo e dosaggio ormonale. Tuttavia, a questo punto nulla possiamo sapere circa la localizzazione dell’embrione che si è formato in quanto nessun esame del sangue è in grado di predirlo. Tuttavia, esistono delle avvisaglie che possono metterci in allerta su possibili complicazioni che si stanno manifestando, ad esempio: bassi livelli sierici dell’ormone beta-hcg, dolori al basso ventre e spotting irregolare (sanguinamenti).

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L’ormone beta-hcg, la gonadotropina corionica umana, viene comunque prodotto anche in caso di gravidanza extrauterina ed infatti se effettuiamo un test di gravidanza questo risulta positivo, ma se andiamo ad effettuarne il suo dosaggio noteremo che i livelli sierici sono sotto soglia, questo dovrebbe essere uno dei primi segnali utili a far insospettire il vostro ginecologo. In caso di normale gravidanza i livelli sierici di questo ormone raddoppiano ad intervalli di 48 ore, in caso di gravidanza extrauterina l’aumento della quantità nel sangue è molto più lenta. Avere perdite di sangue potrebbe non essere un sintomo caratteristico di una gravidanza extrauterina perché possono essere facilmente confuse con le perdite da impianto a cui si pensa subito dopo l’esito positivo del test di gravidanza. L’unico esame in grado di darci con certezza la diagnosi di gravidanza extrauterina è l’ecografia alla zona pelvica che potrà rivelare con certezza la localizzazione della gravidanza. Tuttavia, fino a qualche anno fa diagnosticare prontamente una gravidanza extrauterina prima della sesta-ottava settimana non era una cosa semplice. Infatti, la diagnosi arrivava sempre in seguito a manifestazioni dolorose pelviche della paziente associate a sanguinamento vaginale non regolare e probabile emorragia interna. Se la paziente manifesta questo quadro clinico allora va trattata in emergenza e un intervento chirurgico di asportazione della gravidanza si ritiene estremamente necessario. Oggi, esistono numerosi test di diagnosi precoce che ci consentono di diagnosticare nel più breve tempo possibile una gravidanza extrauterina come la misurazione dei livelli di progesterone ed ormone beta-hcg, una semplice ecografia pelvica da eseguire poco dopo l’esito positivo del test di gravidanza e l’ecografia interna.

Come si interviene se si scopre di avere una gravidanza extrauterina?

Le strade terapeutiche percorribili sono essenzialmente tre e dipendono dalla gravità del problema e tutte hanno le stesse conseguenze:
  • Approccio farmacologico. Se la diagnosi è precoce si può intervenire farmacologicamente evitando un intervento chirurgico. Alla paziente verrà somministrato un agente chemioterapico, il metotressato. Questo farmaco va ad agire sulle cellule in rapida proliferazione bloccandone la duplicazione cellulare e pertanto agirà sulle cellule in replicazione dell’embrione. Questo farmaco viene somministrato come iniezione intramuscolare singola, diverse iniezioni oppure una terapia in compresse. L’efficacia della terapia a base di metotressato si monitora attraverso i livelli sierici di ormone beta-hcg che devono azzerarsi completamente entro un arco temporale di due-sei mesi di trattamento. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, il metotressato va ad agire su tutte le cellule in rapida proliferazione presenti nel nostro organismo e quindi effetti collaterali possono manifestarsi con caduta dei capelli, ulcere al cavo orale, vomito, ulcere allo stomaco per mancato turn over della parete gastrica. Il farmaco ha interferenza anche con la formazione degli elementi figurati del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) e portare ad una diminuzione del loro numero con conseguente anemia ed esposizione a malattie infettive. Durante il corso della terapia è preferibile evitare l’assunzione di alcool e integratori a base di acido folico;
  • “Procedura d’attesa”. Nei casi più semplici e prontamente diagnosticati si adotta la cosiddetta “procedura d’attesa”. In sostanza il principio è quello di non agire ne farmacologicamente ne chirurgicamente e si attende monitorando accuratamente la situazione. Questa procedura risulta efficace nel 70% dei casi, ma solo se sono presenti particolari condizioni come: camera gestazionale stabile e di piccole dimensioni, assenza di dolore pelvico e di emorragia interna. Sarà necessario sottoporsi a controlli clinici con cadenza quasi quotidiana fino a quando gli esami clinici non indicando l’involuzione della gravidanza;
  • Trattamento chirurgico. In tutti gli altri casi che non rientrano nei casi precedenti il trattamento chirurgico si ritiene necessario. Se si opera in urgenza (per esempio in caso di emorragia incontrollabile, shock emorragico, gravidanza cervicale o addominale) si interviene in genere in modo tradizionale mediante incisione dell’addome (laparotomia) ed esportando la massa dell’embrione in formazione. Altrimenti, se la gravidanza extrauterinanon ha dimensioni eccessive è possibile esportarla in maniera non invasiva effettuando piccole incisioni a livello addominale eseguendo l’operazione in laparoscopia. Circa il 95% delle gravidanze ectopiche può essere trattato in questo modo. L’intervento consiste nell’incisione e successiva premitura della tuba in cui si è impiantato l’embrione (salpingotomia). Nel 20% dei casi, però, si può arrivare all’asportazione totale o parziale della tuba (salpingectomia), e ciò avviene se il diametro della camera gestazionale è supera i 5 cm.

Quanto riportato in questo articolo ha uno scopo meramente divulgativo e non si vuole sostituire al rapporto indissolubile medico-paziente. In questi casi agire tempestivamente è fondamentale onde evitare spiacevoli conseguenze.

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