Cozze, vongole e frutti di mare in gravidanza: si possono mangiare?

Sappiamo quanto siano gustosi cozze, vongole e frutti di mare in generale, ma sappiamo anche che è assolutamente vietato mangiarli in gravidanza nella maggior parte dei casi. Le condizioni in cui versa la gran parte dei nostri mari li rendono pericolosi per il feto, perché sono organismi che sopravvivono anche in ambienti marini molto inquinati. I più nocivi sono i molluschi quali cozze, vongole e fasolari, che agendo come filtri per l’acqua, trattengono buona parte delle sostanze filtrate e possono diventare quindi portatori di germi e microrganismi patogeni. E siccome in gravidanza si ha un normale calo delle difese immunitarie, non a caso quello di bandire il loro consumo in gravidanza, o durante l’allattamento al seno, è proprio uno dei primi consigli del ginecologo (e delle donne che ci sono già passate)!

Malattie contraibili mangiando cozze, vongole e frutti di mare in gravidanza

Nonostante il loro alto contenuto in acidi grassi omega 3, che inciderebbero positivamente sullo sviluppo intellettivo del bambino, cozze, vongole e frutti di mare in gravidanza vanno eliminati. Potrebbero infatti provocare, a causa di batteri appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae, la salmonellosi, che se nella madre causa sintomi – vomito, dolori articolari, crampi, febbre, scompensi di temperatura, allucinazioni e diarrea alternata a stitichezza – che poi vanno via da soli, per il feto è pericolosa, nonostante l’impossibilità di infezione verticale.
Mangiare questi alimenti può anche provocare toxoplasmosi, un’infezione causata dal Toxoplasma gondii, che in provoca alla mamma sintomi lievi e generici, quali stanchezza, mal di testa o faringite. A differenza della salmonellosi, però, può passare dalla placenta al feto e diventare pericolosa per il bambino e «i rischi possono essere anche seri – spiega Irene Cetin, responsabile dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano e professoressa all’Università di Milano – per esempio aborto spontaneo, malformazioni, danni al sistema nervoso centrale, che possono portare a ritardo mentale o a epilessia, oppure lesioni agli occhi, che possono provocare cecità». Se si sa con certezza di aver contratto la toxoplasmosi, è consigliabile sottoporsi ad un’amniocentesi.
Si possono mangiare cozze, vongole e frutti di mare in gravidanza?
Un’altra malattia contraibile a causa di frutti di mare infetti è l’epatite A,una malattia del fegato che provoca sintomi quali nausea, vomito, diarrea, pelle gialla, febbre, dolore addominale e che può essere trasmessa al feto.Se la madre contrae l’infezione da virus HAV poco prima del parto, è necessaria la somministrazione di immunoglobuline sia alla madre che al neonato (entro 78 giorni), che potrebbe essere stato contagiato proprio attraverso il canale del parto, mentre l’allattamento non è da escludere a priori. Dopo 12 ore, poi, si dovrà somministrare il vaccino e assumere acido folico e vitamina B12 per favorire la guarigione. Contrarre il virus dell’epatite A in gravidanza, comunque, non èper forza collegato alla manifestazione di malformazioni del nascituro, aborti o al ritardo della crescita endouterina.

Per approfondire leggi anche=> Alimenti da evitare in gravidanza

Eccezioni al divieto di cozze, vongole e frutti di mare in gravidanza

Il divieto di consumare cozze, vongole e frutti di mare in gravidanza non è assoluto, ma ci sono delle eccezioni. Si possono infatti mangiare calamari, seppie e polipi, infatti, se cotti ad alte temperature, ma sempre con moderazione. Un’altra eccezione è costituita dal riccio: un frutto di mare che prospera soltanto in mari dalle acque pulite, ancorato alle rocce.

Considerati tutti questi dati di fatto, il nostro consiglio è quello di evitare il più possibile di mangiare frutti di mare (escluso il riccio se si è certi della sua provenienza), e di rimandare una scorpacciata di questi alimenti a dopo che si è concluso l’allattamento.

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